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Segale calabrese per creare lavoro e tutelare l'ambiente

su June 30, 2023

La Calabria è la prima regione in Italia per produzione di segale: 1.400 ettari su un totale nazionale di 4.000 ettari. Un contesto estremamente favorevole per gli agricoltori e gli imprenditori calabresi che incrementando la produzione di segale sul territorio potrebbero contribuire non solo a creare occupazione, ma anche a recuperare terreni abbandonati o in via di abbandono. Alla valorizzazione della segale autoctona di Calabria, da anni, lavora il gruppo Pirro di Corigliano che ha creato una linea di pasta dedicata riscuotendo un notevole successo anche grazie alla diffusione di questa eccellenza di Calabria attraverso la piattaforma ecommerce FeelSud – A food experience from Calabria (Un’esperienza di cibo dalla Calabria). Con un semplice click è oggi possibile ricevere e gustare il sapore autentico di questo particolare cereale con i maccheroni al ferretto, formato tipico della tradizione culinaria locale, di segale 100% calabrese. Ad illustrare le opportunità offerte da questo potenziale volano per l’economia dell’entroterra e delle zone montane calabre è Luigi Gallo agronomo del Centro di divulgazione agricola n. 2 dell’Arsac (Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese). “La situazione odierna – spiega Gallo – è eccellente per rilanciare le coltivazioni di segale autoctona in Calabria. Ciò avrebbe dei vantaggi sia a livello ambientale perché consentirebbe di prevenire incendi e dissesto idrogeologico sia a livello economico in quanto è un’attività abbastanza remunerativa. Si tratta infatti di una coltura a basso impatto, totalmente sostenibile, praticabile in appezzamenti inutilizzati e/o inutilizzabili per altre colture. Essendo un cereale che si adegua a zone siccitose, non necessita di irrigazione o piogge per crescere. Una volta seminati i terreni, con un notevole risparmio perché i semi non devono essere allocati in profondità (quindi non serve l’aratura, basta una lavorazione leggera con frangizolle) non bisogna fare alcun intervento con concimi, pesticidi e diserbanti in quanto soffoca autonomamente le piante infestanti e avendo un fusto robusto non è soggetta all’allettamento come le spighe di grano. E’ una pratica semplice, sostenibile e redditizia. La disponibilità di terreni abbandonati o in via di abbandono in Calabria ci permetterebbe di superare i 10mila ettari di superfici coltivate a segale e sviluppare l’intera filiera senza particolari preoccupazioni per le vendite essendo il mercato stesso a richiederne in quantità sempre più crescenti. E’ una fonte di ricchezza. Da tradizione la farina di segale è usata sia per il pane sia per la pasta ed è ampiamente riconosciuto a livello scientifico l’effetto positivo sul corpo umano. È ricca di fibre, sali minerali, vitamine, fosforo, potassio, ferro, con un tasso glicemico basso e si presta bene ad un’alimentazione sana volta a prevenire l’insorgenza di tumori, paraplegie, diabete e patologie cardiologiche. Ma c’è di più. La segale di Calabria è di qualità superiore rispetto a quella che importiamo dall’estero in quanto alle nostre latitudini ha conservato maggiormente la biodiversità nelle sementi autoctone. Sono attualmente in corso caratterizzazioni genetiche e biochimiche – nutrizionali sulla segale di Calabria. Con il dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea e il Centro Sperimentale Dimostrativo di San Marco Argentano dell’Arsac si sta provvedendo a fare un confronto agronomico sulle diverse varietà di segale calabrese”.

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